Giornata per la Vita: “Prima i bambini”

Il Movimento per la Vita Aquesiano e la Parrocchia del Santo Sepolcro presentano ufficialmente il programma della Giornata per la Vita, in programma nel prossimo week-end.
Sabato 31 gennaio, alle ore 18.30, durante la Santa Messa presso la Chiesa di Santo Stefano, verranno distribuite le primule.
Domenica 1 febbraio, inoltre, la distribuzione avverrà nel corso delle celebrazioni religiose presso:
- Chiesa di San Francesco (ore 9.00)
- Chiesa di Sant’Agostino (ore 11.00)
- Chiesa di Santo Stefano (ore 18.30)
Per preparare i fedeli a questo appuntamento, gli organizzatori rendono noto il messaggio che, per la 48ª edizione della Giornata per la Vita, è stato redatto dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, dal titolo “Prima i bambini”.
«Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli;
perché io vi dico che i loro angeli in cielo
vedono continuamente la faccia del Padre mio»
(Mt 18,10)
L’accoglienza gentile e affettuosa di Gesù verso i piccoli sorprende i suoi contemporanei, discepoli inclusi, abituati a considerare assai poco i bambini. Eppure, nella Scrittura, il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso paragonato a quello di una madre amorevole e di un padre premuroso verso i propri bimbi; il loro atteggiamento, infatti, «riflette il primato dell’amore di Dio, che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo» (AL 166).
Lasciarsi amare e servire con semplicità, riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, attribuire primaria importanza alle leggi del cuore, desiderare il bene… sono alcune delle lezioni che i bambini danno agli adulti e che Gesù presenta come condizioni per accogliere la novità del Vangelo: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Essi, dunque, non vanno mai disprezzati, scartati, subordinati, perché proprio di loro il Creatore ha particolare cura.
A questa visione evangelica dell’infanzia, che ha condotto l’umanità intera a una considerazione progressivamente più rispettosa degli inizi della vita, si ispira anche la nostra migliore cultura giuridica, che evidenzia il “superiore interesse del minore”: in qualsivoglia situazione, i bambini sono quelli che vanno prima di tutto accolti e protetti, insieme alla loro famiglia, in modo che possano crescere quanto più liberi e felici. Anche perché, non di rado, gli esiti di un’infanzia problematica sono alla radice di molti comportamenti negativi in età adulta.
Ciononostante, le vite dei bambini vengono molto spesso asservite agli interessi dei grandi.
Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati.
Pensiamo ai bambini-soldato, rapiti e utilizzati come “carne da cannone” nei tanti conflitti che si combattono in varie parti del globo, soprattutto in quelli “a bassa intensità”, di cui quasi nessuno parla.
Pensiamo ai bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti, ai quali viene negata la possibilità di conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo.
Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.
Pensiamo ai bambini coinvolti nei casi di separazione e divorzio dei propri genitori, a volte usati come strumenti di rivalsa sull’ex coniuge.
Pensiamo ai bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali o alle bambine date precocemente in sposa, spesso a uomini assai più grandi di loro.
Pensiamo ai bambini-lavoratori, privati dell’infanzia perché sfruttati come manodopera a basso costo in contesti di degrado sociale e abbandono scolastico.
Pensiamo ai bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica.
Pensiamo ai bambini coinvolti nelle violenze domestiche, che li privano di uno o entrambi i genitori e li segnano profondamente.
Pensiamo ai bambini strappati alle famiglie dai trafficanti di vite umane, fino all’espianto di organi per chi può permettersi di pagarli.
Pensiamo ai bambini costretti, spesso da soli, a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali.
Pensiamo ai bambini indottrinati da un’educazione ideologica funzionale non alla loro crescita, ma agli interessi di gruppi di potere.
Pensiamo ai bambini maltrattati o abbandonati da genitori o educatori cui poco interessa il loro vero bene.
In questi e in molti altri casi prevale l’interesse dell’adulto: del più forte, del più ricco, del più istruito, capace di mascherare il proprio egoismo dietro parole “politicamente corrette” e falsamente altruiste.
A ben vedere, pace, libertà, democrazia e solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli, si imbarbariscono anche le relazioni tra gli adulti. «Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro…» (AL 166).
Avvertiamo la necessità di una maggiore attenzione ai piccoli anche nella nostra società italiana, segnata da una crisi di generatività che non riguarda solo la fertilità, ma la capacità stessa degli adulti di mettersi al servizio dei bambini. Quando i bambini non sono amati, con loro vengono scartati anche i più deboli della comunità.
Anche le comunità cristiane sono chiamate a crescere nella cura dei bambini, divenendo sempre più “casa accogliente” nelle celebrazioni, nell’annuncio della fede e nella vita comunitaria. Alle parole pronunciate nel Battesimo – «la nostra comunità ti accoglie» – deve seguire una reale dedizione di tempi, spazi e risorse.
Esistono, tuttavia, moltissime persone e istituzioni che operano attivamente per custodire i bambini. A costoro va la riconoscenza e il sostegno di tutti, perché il loro servizio rende migliore il nostro mondo.
Si tratta, in definitiva, di una vera conversione: ritorno a una cultura che riscopra il valore della generatività e cambiamento di uno stile di vita troppo spesso narcisista e indifferente.
La Giornata per la Vita sia allora occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli, sostenuto dalla loro voce sincera, chiedendo – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose.
